Un buon caffè, alla salute dell’ambiente

È un gesto quotidiano che si ripete da centinaia, migliaia di anni. Con il tempo è diventato sempre più pratico, semplice, a portata di tutti in qualsiasi momento. Fare il caffè è un piccolo momento irrinunciabile per tantissime persone nel mondo, che dalla macinazione e tostatura a mano sono arrivate, secolo dopo secolo, alla classica moka, immancabile gadget in tutte le case, per giungere alle comodissime cialde, tanto in voga in questo momento, sinonimo di gusto e design che, in pochi istanti, garantiscono un ottimo caffè.

La modernità, però, talvolta non va di pari passo con la natura e l’ambiente: “il bello contro il pratico è un atavico duello” cantava il poeta, ma anche il “pratico” contro il “rispettoso verso l’ambiente non è da meno.

Facciamo un rapido excursus: le cialde monodose sono sinonimo di praticità, vera rivoluzione delle abitudini degli amanti del caffè, tanto che già nel 2013 le vendite hanno superato quelle del caffè filtrato. Attorno a quel piccolo, comodo contenitore di caffè, però, si nascondono moltissimi strati di materiali diversi che rendono il suo smaltimento molto difficile, portando con sé un pesante bagaglio di impatto ambientale. Sono oltre dieci miliardi le capsule di caffè che vengono vendute nel mondo ogni anno, generando centoventi mila tonnellate di rifiuti. Dodici mila solo in Italia. Questi numeri aiutano a capire come una “seconda rivoluzione” delle cialde debba essere presa in considerazione.

In attesa di una vera e propria soluzione che possa mettere d’accordo tutti i produttori di caffè, la risposta sembra poter essere solamente una: la cialda biodegradabile. La capsula biodegradabile non si limita a degradarsi in un breve tempo (anche settantacinque giorni), ma diventa una vera e propria risorsa per il futuro, fornendo un’ulteriore vita ad un momento quotidiano e abitudinario come quello di prendere il caffè. Un importantissimo processo di rigenerazione che sancisce un nuovo corso vitale alle cialde in questione, capace di dar vita a nuovi materiali come biopolimeri, inchiostri, pellet, carta e, addirittura, funghi commestibili. Soprattutto in quest’ultimo caso è stato studiato, nel corso del progetto “Caffè Circolare” presentato all’EXPO di Milano, come 1500 Kg di fondi di caffè possano essere trasformati in 150 Kg di funghi, con contenuti proteici maggiori rispetto ai funghi coltivati secondo metodologie standard.

Se lo sviluppo tecnologico ha portato un “atavico duello” tra comodità e rispetto verso l’ambiente, siamo arrivati ora ad un’ulteriore svolta che non lascia scampo a possibili dubbi. Cosa c’è di più bello che godersi un buon caffè, facile e veloce, con la consapevolezza di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente ed essere, inoltre, motore attivo di un nuovo processo vitale? Probabilmente nulla.

Non resta che prendere in mano una cialda, pensare a che potenziale abbiamo tra le mani e, finalmente, prepararsi un buon caffè, alla salute dell’ambiente.

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2019-02-27T15:06:21+00:00

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